Origini del teatro
L'animismo e la magia, elementi essenziali anche delle religioni, attraverso
i riti, le cerimonie ed i culti, hanno dato inizio alle prime forme reali di
teatro. Tant'è vero che “l'uomo”, in balia degli elementi naturali, quali ad
esempio i fulmini, le inondazioni, terremoti ecc., ritenendo essi
manifestazioni del soprannaturale, cede al credere agli spiriti e ad altre
forme di esistenze extra terrene, dando così origine al mondo delle immagini,
nate dalla propria inconscia fantasia, iniziando di conseguenza a lodare gli spiriti,
quali esseri protettivi dalle naturali sventure.
La vita “reale”, contraddistinta dalle naturali catastrofi, faceva
paura all'uomo, che si sentiva in dovere, cercandone risposta con il proprio
animo interiore, di chiedere un “aiuto” attraverso la forma del rito, evocandone
animandone ed infine rappresentare gli “spiriti propizi”, quale esigenza di protezione
collettiva.
Da qui nacque la prima forma artistica di: imitazione, mimo e la
danza. I riti propiziatori, i culti e le liturgie, durante l’adorazione e le
evocazioni, venivano rappresentati attraverso le maschere, gli abiti sacri e le
storie – o favole - che incantavano l’intera comunità, per mezzo della figura sacra
del “mago”.
Con il trascorrere dei secoli, i riti sacri ebbero molteplici
evoluzioni e le devozioni passarono dall'adorazione degli antenati fino agli
astri, periodo durante il quale si considerava che “la vita umana si rispecchiava
in quella celeste” e da cui nacque, poi, la rappresentazione del rito del
sacrificio, in onore del “dio” di turno.
Durante
l’avvento dei regnati, vi furono varie evoluzioni dei “miti”, a secondo del Re
e delle classi dominanti. Dai culti, le forme teatrali si trasformarono, di
volta in volta, in mezzi di conoscenza, legami sociali e specchi della società.
Da studi archeologici si evince
che, ancor prima della nascita della tragedia greca, il teatro si praticava
anche nell'antico Egitto, sotto forma del culto dei "Misteri di Osiride”. Infatti è noto che la
civiltà minoica conosceva già l'uso della cetra e del flauto; ciò presuppone
che l'arte della danza, quindi, era già fin d'allora praticata come mimica di
azioni di caccia o di guerra.
Il teatro Greco
La nascita del teatro greco
risale ai misteri di Eleusi, di origine egiziana, collegati al culto di Osiride
e ricollegabili al culto agreste, correlati al ciclo delle stagioni.
I greci ebbero l’esigenza
di mettere in scena la vita e le gesta di Dionisio; il cui culto era improntato
ad un frenetico girotondo di satiri avvinazzati e osceni che rappresentavano e
commemoravano il dio-vittima.
Fino al VI secolo a.C., il
canto corale accompagnava, da solo, tutte le cerimonie. Dall'epoca dei
gerarchi, fino a Solone, 594 a.C., le feste erano accompagnate da cori e danze
figurate, primo abbozzo di azione drammatica. Quindi, con gli eroi e le loro
gesta, le manifestazioni divennero vere e proprie rappresentazioni.
Due erano i canti corali: il
Ditirambo e il Giambico; questi canti furono i progenitori dell’Arte
Drammatica.
Il Ditirambo, coi suoi
tumulti orgiastici, prefigurava la Commedia, mentre il giambico, con il suo ritmo
breve intervallato da uno lungo, era un componimento poetico violentemente
polemico e satirico, che prefigurava il Dramma.
La tradizione attribuisce
le prime forme reali di teatro, a Tespi, venuto dall'Ilaria, verso la metà del
VI secolo, giunto ad Atene su di un carro su cui trasportava degli attrezzi di
scena, gli arredi, i costumi e le maschere, Tespi ebbe grande successo in tutta
la Grecia tanto che fu necessario farlo partecipare alle feste dionisiache che
quell'anno erano inaugurate dagli "agoni drammatici".
a cura di Diego Macario
(Agoni Drammatici – al prossimo articolo)
vi aspettiamo al prossimo articolo ... la storia continua
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